| Dal 13 al 27 Aprile -
Si è concluso felicemente il Ciclo-pellegrinaggio, in mtb,
a Santiago de Compostela.

E' stato un viaggio meraviglioso, in luoghi di inaspettata bellezza,
tra gente cordiale, con pellegrini provenienti da ogni parte del
mondo, ne abbiamo incontrati provenienti da Equador, Corea, Giappone,
Canada, Germania, Olanda, Finlandia, Francia e ovviamente anche
dall'Italia.
Alloggiare negli ostelli, tra gente sconosciuta, dove il rispetto
reciproco è assoluto, condividendo gli spazi in camerata,
la cucina e ogni altro spazio a disposizione è stata un'esperienza
unica che ricorda quella dei rifugi alpini, dove l'ambiente è
spartano, l'acqua calda c'è ma solo per la doccia e il riscaldamento
delle camerate, a volte, è solo un sogno, dove vigono orari
ferrei; alle 22 tutti in ostello, chi c'è, c'è, e
alle 8 del mattino tutti devono esser fuori.
Noi ci siamo sempre dati la sveglia piuttosto presto, alle 6:30
per essere pronti in bici prima delle 8 ma, alcuni pellegrini a
piedi si alzavano molto prima e alle 7, ancora buio, si mettevano
già in viaggio.
A parte la pioggia che ci ha un poco tormentato e la neve che abbiamo
incontrato sui punti più alti del percorso, non abbiamo abbiamo
avuto incidenti di alcun tipo, appena partiti, solo un momento in
cui il pulmino sembrava volerci lasciare a piedi e che poi, fortunatamente,
ha cambiato idea, e tre sole forature su un totale di oltre 4000
km percorsi.
Anche la convivenza del gruppo non ha avuto particolare problemi,
solo qualche momento di vivace dicussione risoltasi in breve e nulla
più; si sa che che quando le teste sono tante gli scontri,
verbali, sono sempre possibili!
Le tappe in breve:
Domenica 13 - Da Rho a Pau, circa 1100 km, col
nostro pulmino, in circa 15 ore circa di viaggio e pernottamento.
Lunedì 14 -In pulmino, da Pau a Saint Jean Pied
de Port, giù le bici già con la pioggerella, timbro
sulla Credenziale c/o l'Ufficio del Pellegrino, foto sotto la porta
di ingresso alla città e via verso Roncisvalle lungo la strada,
il percorso basso, poichè sul percorso alto c'era presenza
consistente di neve ed era vivamente sconsigliato. Ci hanno detto
che, negli ultimi 4 giorni nessuno lo aveva percorso. Lorenzo, vista
la pioggia, rinuncia subito e sale sul pulmino con Lino e Andrea.
Allo scollinamento al passo di Ibaneta, a 1050 m, c'è pioggia
mista a neve e temperatura di 2° C.
Discesa fredda e veloce verso Roncisvalle, dove ci aspettava il
pulmino guidato da Lino o Lorenzo, spuntino veloce. Marco ha i piedi
già bagnati e freddi, rinuncia e sale anch'egli sul
pulmino. Un timbro ad un vicino bar, un pò di tepore vicino
al camino, quattro chiacchiere con pellegrini provenienti da Monco
di Baviera, e via di nuovo giù sulla strada per qualche km,
sempre sotto la pioggia poi, imbocco del sentiero sterrato
e fangoso, con molti saliscendi e punti ripidi con pietre da percorrere
a piedi.
Arriviamo finalmente a Pamplona, siamo al cartello che indica la
città, Paola buca l'anteriore, cambio veloce e via alla ricerca
dell'Ostello. Gli altri sono arrivati da tempo e ci aspettano, noi
li raggiungiamo alle 20:30 circa. Una doccia veloce e via a cena,
ci aspetta una paella rivelatasi poi un'altra cosa, ben diversa.
Di corsa indietro all'ostello perchè alle 22:00, puntuali,
chiude e chi c'è, c'è.
Martedì 15 - Da Pamplona a Logroño.
La tappa risulta essere da 115 km. Il pulmino lo guida Paolo, l'incontro
è a Puente la Reina per lo spuntino di mezzogiorno. Mentre
Paolo e Andrea sono fermi a Estella e approfittano di una fontanella
per dare una sciacquata veloce alla bici, arriva una chiamata da
Lino. Ha rotto la vite che unisce la sella al cannotto; fortunatamente
sono vicini, a poche centinaia di metri; in pochi minuti lo raggiungono
e caricano la bici. Per oggi l'avventura di Lino finisce Qui.
A Logroño l'ostello è appena entrati in città
e seguendo le frecce e facile da raggiungere. Arriva prima Gigi
Mazza e poi gli altri tutti insieme. L'addetto all'ostello è
inflessibile, non vuole prenotare i posti per tutti e otto, ciascuno,
in persona, deve presentare la propria credenziale altrimenti, niente.
L'ostello è confortevole ma affollato, c'è la cucina
attrezzata e Gigi Mazza improvvisa un piatto di spaghetti aglio-olio-peperoncino
e una bella bistecca con insalata.
Mercoledì 16 - Da Logroño a Burgos.
Il pulmino è guidato da Gigi Re. A Burgos l'ostello è
nel mezzo del Parco del Parral, inaccassibile al pulmino. Nonostante
un avvicinamento sulle stradine del parco, si devono portare i bagagli
per un centinaio di metri.
Giovedì 17 - Da Burgos avremmo dovuto arrivare
a Leon ma, a Hontanas, dopo solo 35 km con tratti di pantano infernale,
con la creta che si attacca alle ruote e le blocca dopo pochi metri,
è già passato mezzogiorno, quindi, dopo aver pulito
le bici alla fontana e fatto uno spuntino, vista l'ora tarda, decidiamo
di proseguire in pulmino fino a Leon ma poi preferiamo fare una
breve sosta ed uscire dalla grande città per fermarci più
avanti. Troviamo un ostello che avrebbe dovuto essere riscaldato,
ma non lo era, a San Martin del Camino, lungo la strada nazionale
a 30 km circa da Leon. Sono gentili e ci consentono l'uso
della canna dell'acqua per lavare bene le bici. Ceniamo in ostello
con 8 euro a testa ci facciamo una bella cena, prosciutto crudo
e poi pollo e patatine, vino caffè e "agua ardiente".
Nonostante tutto non abbiamo avuto nessun problema di digestione
e la notte è trascorsa tranquilla.
Venerdì 18 - Da San Martin del Camino a
Ponferrada. Partiamo di buon'ora, prima delle 8, dopo una abbondante
colazione all'ostello.
Gli abiti e le scarpe sono ancora bagnati dal giorno prima, ma non
fa nulla, ormai ci siamo abituati. Si parte in discesa poi, poco
dopo, imbocchiamo lo sterrato, come sempre infangato e continuamente
in saliscendi. Arriviamo ad Astorga, incontriamo Marco, Andrea,
Paola e Lino col pulmino, proprio a lato della cattedrale, inizia
a piovere forte e inizia a fare molto freddo, un signore ci dice
che alla Cruz de Hierro ci sono 40 cm di neve e forse la strada
non è transitabile. Ci guardiamo in faccia e rapidamente
optiamo per mettere, tutti quanti, le bici sul pulmino. Dopo aver
fatto provviste, proseguiamo verso la Cruz de Hierro, cerchiamo
invano un posto al riparo dal vento e alla fine chiediamo ad un
bar ristorante di un piccolo paesino di poter entrare, consumare
le nostre provviste e acquistare viceversa le bevande. Gentilmente
ce lo concede, il locale è confortevole riscaldato, ne approfittiamo
anche per assaggiare il prosciutto crudo e la pancetta locali. All'uscita
il tempo sembra cambiato verso il bello o semplicemente meno brutto;
io, Gigi Re, Gigi Mazza e Lorenzo, ritiriamo giù le bici
e ripartiamo, seguendo la strada asfaltata saliamo alla Cruz de
Hierro, a 1530 metri sul mare, il punto più alto di tutto
il percorso. Da una certa quota si iniziano a trovare sulla strada
consistenti tracce di neve e man mano che si sale aumenta. ll cumulo
di pietre che regge la Cruz de Hierro è parzialmente coperto
e circondato dalla neve, una foto davanti alla Cruz, a ricordare
l'avvenimento, è doverosa.
La discesa verso Ponferrada è panoramica e veloce, ci arriviamo
rapidamente.
L'ostello è appena entrati in città, uno dei migliori
trovati lungo il percorso, accogliente e riscaldato con la cucina
a disposizione. Marco si cimenta in un bel piatto di pasta all'amatriciana
con la pancetta, affumicata e anche un poco rancida, presa all'ostello
di San Martin del Camino ma, nonostante gli ingredienti di scarsa
qualità il risultato è stato accettabile.
Alle 19:30 il priore, a capo dell'ostello, ci ha illustrato, in
una miscela di lingue, spagnolo, francese e inglese, con successione
di vocaboli assolutamente casuale, i dipinti della cappella attigua
e, alla fine, insieme in circolo, al centro della cappella, un momento
di preghiera.
Sabato 19 - Avrebbe dovuto essere da Ponferrada a Sarria
ma per motivi che seguono, ci siamo fermati a Tricastela.
La guida del pulmino è affidata a Paola, i passeggeri sono
Lino e Andrea. Di notte ha piovuto, partiamo come al solito col
cielo nero e sui monti vicini si vede la neve fresca caduta nella
notte; la temperatura è attorno a 7° C. I primi km li
percorriamo sull'asfalto poi si alternano tratti su sterrato e tratti
di fondo duro adiacenti alla strada, separati da un muretto di jersey.
Dopo oltre 40 km, stando sempre sulla strada, inizia la salita al
tanto temuto O Cebreiro, descritta ovunque come lunga e con pendenze
ostili. In bici sono: Paolo, i 2 Gigi, Lorenzo e Marco. Fino a Pedrafita
do Cebreiro nessun particolare problema; il pulmino ci ha appena
superati e ci aspetta su, arrivano Paolo e Gigi Mazza per primi,
e immortalano l'attimo, Gigi Re e Marco sono insieme un poco staccati
e dietro ancora c'è Lorenzo che è attardato perchè
al precedente incontro col pulmino si è fermato per cambiare
le scarpe, rimettendo quello che erano nel cofano motore ad asciugare.
Paolo e Gigi Mazza, per non raffreddarsi ulteriormente, si avviamo
verso la vetta di O Cebreiro pedalando tra la pioggia gelida, la
temperatura scende sempre più, siamo a 3-4 gradi e il vento
soffia contrario. C'è un tratto di discesa prima di risalire
all'Alto de San Roque e poi ancora discesa prima di salire all'Alto
de Pojo, ultima vetta prima della discesa finale. Giù dall'Alto
San Roque, Gigi lancia un urlo mentre Paolo si accinge ad affrontare
un breve tratto di salita, torna indietro, Gigi dice di non farcela
più per il freddo, entrano in un negozio-bar per riscaldarci
un pò ma scoprono amaramente che il locale non è minimamente
riscaldato. Non resta che bere almeno un bel tè bollente.
Si stanno sbattendo le mani per riscaldarle un pò, la signora,
mossa a compassione, offre loro un paio di guanti di lattice da
mettere sotto ai loro ormai inzuppati e freddi. Nel frattempo guardano
dalla finestra per vedere se passa il pulmino o qualcuno dei nostri
ma non si vede nessuno. Ci fosse stato il pulmino sarebbero saliti
più che volentieri. Ripartono per l'Alto de Pojo, dopo poche
centinaia di metri e a Paolo squilla il telefono, è Gigi
Re che è fermo alla chiesetta di O Cebreiro, Paolo e Gigi
non l'abbiamo neppure vista, hanno visto dei segni verso sinistra
ma hanno preferito stare sulla strada, Gigi Re pensava di avere
Marco alle spalle ed invece no, Marco non c'èra. E' solo,
sotto la pioggia e la neve, e chiede di rintracciare il pulmino
perchè torni a prenderlo. Paolo chiama Paola, a Pedrafita
invece di svoltare a sinistra il pulmino è andato diritto,
verso Becerrea, spiega l'accaduto e dice loro di metterrsi in contatto
diretto con Gigi perchè spieghi bene dove si trova in quel
momento. Fanno dietro front, risalgono, seguono la strada per O
Cebreiro e ritrovano Gigi. Di Marco ancora nessuna traccia; lui
non ha il telefono e non è possibile sapere dove si trova,
aspettano che si faccia vivo lui e sperano che non sia successo
nulla di grave. Nel frattempo, Paolo e Gigi hanno proseguito ancora
un pò, entrano in un bar a Hospital de la Condesa, è
anche questo senza riscaldamento ma un pò più caldo
del precedente, bevono un altro tè caldo con una tortina
e poi fuori ancora sotto la pioggia insistente. All'Alto de Pojo,
lasciano le bici ben in vista, sotto la neve, ed entrano in un locale
finalmente riscaldato; un bel camino acceso per scaldarsi un pò
e magari anche asciugarsi. Ordininano un tè e poi decidono
di fermarci a pranzare, è mezzogiorno passato e la fame si
fa sentire. Squilla di nuovo il telefono, è Lorenzo che chiede
che fine hanno fatto tutti quanti, è sceso anch'egli verso
Becerrea e si trova sotta la pioggia in mezzo alle montagne. Paolo
chiede alla signora del bar se da Becerrea si può raggiungere
Sarria. Gli conferma che la strada c'è e che Sarria è
a 30 Km. Dice a Lorenzo di proseguire e di fermarsi a Sarria da
qualche parte e di segnalare poi il luogo. Appena conclusa la conversazione
con Lorenzo ecco spuntare la sagoma del pulmino, finalmente ci sono
quasi tutti, manca ancora Marco. Anzichè pranzare, optiamo
per una bella scodella di minestrone caldo e poi, messe le bici
su, naturalmente sotto una bella pioggia fredda, torniamo indietro
alla ricerca di Marco e Lorenzo. Arriviamo a Becerrea, seguiamo
la strada per Sarria, sale ancora poi scende e di nuovo sale, costeggia
la montagna, per chilometri non si vede una casa nè anima
viva. Lorenzo chiama, è arrivato quasi a Sarria ha visto
un bar e si è infilato immediatamente lasciando la bici fuori,
in bella vista. Pochi minuti e lo raggiungiamo; il barista è
un simpatico ometto che si fa in mille per servire un bel bicchiere
di vino Rioja e delle "empanade", uno stuzzichino caratteristico.
Ripartiamo tutti insieme per raggiungere l'ostello a Sarria,
dove speriamo di ritovare Marco ma, pochi minuti dopo arriva una
chiamata ad Andrea, suo figlio, è una sua zia che informa
che Marco è sano e salvo e ci aspetta all'ostello Oribio
di Tricastela, a 13 km scendendo dall'Alto de Pojo. Finalmente!
Eravamo un tantino in pensiero anche se, dovevamo nasconderlo ad
Andrea per non preoccuparlo più del dovuto. Risaliamo da
Sarria a Tricastela, l'ostello è proprio sulla strada e lo
trovaiamo subito. Marco intanto era al caldo e ha prenotato i posti
per tutti quanti. E' piccolo ma confortevole e riscaldato, c'è
la cucina, la lavatrice e l'asciugatrice. Decidiamo di approfittarne
per far lavare ed asciugare un po' di indumenti; con 10 euro, al
mattino abbiamo trovato tutto lavato e asciutto. A cena ci mangiamo
i panini che non sono stati consumati a mezzogiorno.
Domenica 20 - Da Tricastela a Melide. Partiamo
verso le 8, alla guida del pulmino c'è Marco. Siamo a 650
metri, si inizia in discesa per poi salire di nuovo ai 780 di San
Xil per poi scendere ancora ai 500 di Samos e di nuovo su all'Alto
de Riocabo, a 896 metri. Passiamo Sarria e sempre su sterrato ...........
arriviamo a Melide ancora sotto la pioggia. L'ostello però
è caldo e con numerosi elementi riscaldanti, elettrici, che
copriamo letteralmente con tutto ciò che è bagnato.
Marco, che è arrivato molto prima, ha prenotato in un ristorante
poco lontano, il famoso "pulpo gallego", il polpo alla
galiziana, un piatto semplice, in apparenza, ma difficile da preparare,
particolarmente per rendere la carne del polipo tenera come si conviene,
il polipo è poi tagliato a pezzettini e spolverato con peperoncino
dolce. Il locale, da "Ezechiele", suggerito dalla custode
dell'ostello, era lo stesso indicato sulla guida che avevamo con
noi.
Lunedì 21 - Da Melide a Santiago. Guida
il pulmino, Lorenzo. Arriviamo a Santiago verso le 14:30. Alloggiamo
presso un collegio privato posto su una collina affacciata su Santiago.
Martedì 22 - La mattinata a Santiago per
assistere alla S.Messa del Pellegrino alle 12 e al rito della incensazione
col caratteristico "botafumero". Poi spostamento a Noia
con alloggiamento in bella casa rurale.
Mercoledì 23 - Da Noia a Capo Finisterre,
spuntino e di nuovo in pulmino, vestiti ancora da ciclisti, per
raggiungere Astorga verso le 18:30.
Giovedì 24 - Da Astorga a Tarbes, a 17
km da Lourdes.
Venerdì 25 - Viaggio di ritorno da Lourdes
a Rho. Arriviamo verso le 22:30.
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Questo, il pannello che sarà applicato
al pulmino. |

Nel frattempo ci si può documentare visitando il sito http://compostela.pellegrinando.it
per vedere i vari percorsi e il sito http://www.sputnik.info/infocammino.htm
che descrive il percorso fatto in bicicletta. C'è anche un
volumetto
edito da una casa spagnola (scansito in formato pdf,
20,5 Mb) Se trovate qualche sito più interessante o completo
comunicatecelo p.f. con un messaggio e-mail.
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